In Tour per la Romagna

Italiano

English

Deutchland

Francoise

Tra Arte Cinema Poesia Storia e Cultura

Italiano English Deutchland Francoise

 


Federico Fellini Tour

 

Luoghi da visitare

Federico Fellini Tour

 

Borgo San Giuliano
IL BORGO DEGLI ANARCHICI

Il borgo degli anarchici: quanto c'è di vero e quanto di leggendario in questa definizione che i vecchi e nuovi abitanti del borgo di San Giuliano sono i primi ad accreditare orgogliosamente? Separato dalla città storica, chiuso in se stesso, legato al porto e alle sue attività, lecite e illecite, abitato da pescatori, marinai, facchini, vetturini, artigiani - gente, tutta, povera e poverissima -, il borgo è, fin dalla sua nascita, una turbolenta repubblica a sè, pronta a sollevarsi contro tutte le autorità costituite: papalini e giacobini, liberal-moderati e fascisti. E' un ribellismo diffuso e spontaneo, dettato dalla fame e dalle precarie condizioni di vita, a cui fa da contrappeso una forte solidarietà borghigiana. Le condizioni sono dunque propizie perchè la predicazione anarchica si diffonda precocemente nel borgo e vi pianti salde radici, che resisteranno fino al secondo dopoguerra.
E borgh di anarchich: così lo si chiamava nel periodo fascista. Non tutti lo erano, ma certo - testimonia un vecchio borghigiano intervistato agli inizi degli anni Settanta - "una buona percentuale era anarchica, nel borgo". "Non nel senso che è contro la legge" precisa un altro: "Siamo per l'ordine; ma fra le famiglie, qui, c'era fratellanza, ci si aiutava a vicenda". Emblema magari un tantino oleografico di questa compattezza del borgo erano le porte sempre aperte: "Noi non avevamo bisogno della chiave," racconta un borghigiano "e i soldi passavano da una mano all'altra. Se poi una famiglia cadeva in disgrazia, si era solidali".
Questo vivo senso di solidarietà oltrepassò talora i confini del borgo di San Giuliano. Nel 1905, durante gli interminabili scioperi di Parma e Reggio, i borghigiani ospitarono per circa sei mesi i figli dei lavoratori in lotta. Anche dopo la Liberazione raccolsero i bambini delle campagne e delle colline dell'entroterra (ma anche calabresi e siciliani), che furono rimandati a casa allorchè fu fatta circolare la voce che li si voleva spedire in Russia: "Ma i bambini non volevano andar più via, perchè qui avevano trovato una seconda famiglia".
Tutto il borgo era antifascista: donne, uomini, giovani, i'era tott antifascesta ricorda un vecchio borghigiano. Se l'affermazione che gli squadristi non ebbero mai il coraggio di mettere piede nel borgo rasenta la leggenda, è vero tuttavia che per tutto il ventennio nelle case, nelle botteghe e nelle cantine di San Giuliano si tennero riunioni clandestine: riunioni di piccoli gruppi (sei, sette persone: "una piccola mosca di fronte a un elefante") "per discutere di quei soprusi che vedevamo tutti i giorni e di cui eravamo stanchi".
Soprattutto durante la guerra di Spagna, nel 1935-'36, ci si ritrovava per captare Radio Barcellona. L'apparecchio radiofonico lo aveva costruito un elettrotecnico, un certo Arcangeli. Lo si ascoltava in una grotta, a cui si accedeva dalla sala da pranzo di una casa del borgo. Per gli anarchici di San Giuliano fu un'autentica mazzata la notizia - diffusa da Radio Barcellona - dell'assassinio di Camillo Berneri, ucciso da mano stalinista il giorno dopo aver commemorato la morte di Gramsci.
Si cercò soprattutto di mantenere viva la tradizione del
Primo Maggio, che si festeggiava nelle cantine. E' curioso, in proposito, l'episodio del "gatto comunista", accaduto nel 1929 o '30. Il giorno della Festa del Lavoro si vide circolare per il borgo un gatto nero con un vistoso fiocco rosso al collo. Il gatto apparteneva alla famiglia Giorgetti - che, fra l'altro, era "gente di chiesa, ma buona". Che cos'era successo? Che la figlia quindicenne, che stava cucendosi un vestito, coi ritagli, innocentemente, aveva fatto un collarino al gatto. Ma lasciamo la parola a un borghigiano: "Si fa il mattino. I fascisti in giro: Un gatto comunista! Un gatto comunista! E allora cominciano a dar dietro a questo gatto e lo incastrano in una porta e j'à dè un sac ad boti". I fascisti cercano il padrone del gatto. In casa Giorgetti trovano il figlio Renato, alunno di quinta elementare (il padre, marinaio, era assente), lo accusano di propaganda sovversiva e lo conducono in questura. Per fortuna interviene l'insegnante del ragazzo, il fedelissimo maestro Baiocchi, che garantisce per lui e lo fa rimettere in libertà. E il gatto? "E' venuto a casa dopo una settimana e quando lo si toccava faceva 'Mao!'. L'era tott indulid".

 

 

Associazione Costa Hotel's

 

Castelli e Dimore storiche di Romagna

Viale Veneto 17 - 47838 Riccione RN Tel. e Fax. 0541.641205

© 2005 Italiarete web agency